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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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TESTO DELL'ASSEMBLEA 


"REPRESSIONE DI STATO 
E NUOVA DESTRA SOCIALE 

TENUTA IL 18 OTTOBRE 1991 
PRESSO IL C.S. LEONCAVALLO 



Intervento introduttivo di un compagno della 
cooperativa editoriale Zero 

Due cose brevi per iniziare, poi cederò' la parola a 
Primo Moroni, a Sandro Scarso e a quei compa- 
gni che vorranno intervenire al dibattito di questa 
sera. 

Questa presentazione vorrebbe essere anche 
un’assemblea, e io spero ci sia il tempo per co- 
struire degli interventi diversi da quelli previsti 
come contributo al dibattito. 

La tematica di stasera e 1 complessa, ma vor- 
remmo in qualche modo verificare la complessità' 
che vi sta dietro. Parleremo infatti di repressione 
di stato e nuova destra sociale, partendo dalla 
presentazione di un libretto da noi pubblicato, 
trascrizione corredata di note di un'assemblea 
tenuta al C.S. Leoncavallo un anno e mezzo fa 
che riguardava piu' propriamente la tematica dei 
grandi processi politici, e in particolar modo il co- 
siddetto processo "7 aprile 1 '. 

Come struttura editoriale ci interessa stasera 
evidenziare due questioni per noi importanti. 

Da una parte vogliamo sottolineare come, se 
concepito correttamente, anche il metodo as- 
sembleare del dibattito può' produrre una sua 
ricchezza a posteriori, e inoltre, come già' detto 
altre volte, che il Leoncavallo non e' semplice- 
mente il luogo del fumo e della birra a poco 
prezzo, ma e' pure il luogo dove ogni tanto si rie- 
scono a costruire momenti di approfondimento e 
di riflessione su tematiche politiche. 

Dall'altra, sostanzialmente l'esigenza di costruire 
dei ponti tra repressione di stato e nuova destra 
sociale, e l'assetto, cioè', della nuova destra so- 
ciale cosi' come ci viene dalle vaste modificazioni 
che sia il tessuto sociale di questo paese, sia i 
grandi cambiamenti nazionalistici dell'Europa 
orientale, ma anche le tendenze presenti nei 
paesi dell'occidente a capitalismo maturo, hanno 
prodotto, inducendoci alla necessita' di unirci per 
trovare un approfondimento. 

Due anni fa, all'interno del parco Lambro del luglio 
'89, abbiamo varato, o piu' esattamente riattiviz- 
zato, questa categoria della destra sociale. 

Da allora, pero', all'interno di quel tessuto di 
compagni che compone l'area dei centri sociali e, 
piu' in generale, che fa riferimento al portato 
dell'autonomia operaia, non c'e' stato un ade- 
guato approfondimento di questa categoria. 

Ancora oggi a fronte di profonde trasformazioni, di 
fenomeni quali l'affermarsi delle leghe, e delle 
forze sociali che ad esse corrispondono, ci tro- 
viamo nella necessita' di ridefinire il proprio ap- 
parato analitico che e' rimasto sostanzialmente 
indietro. 


Larga importanza ha, in questo quadro, la capa- 
cita' del movomento di produrre strumenti - an- 
che scritti - di controinformazione e di analisi. Il 
ruolo che noi vogliamo assumere come coopera- 
tiva editoriale di compagni e' quello della trasfor- 
mazione del dibattito orale nella forma scritta, uno 
dei ruoli almeno che vogliamo interpretare e che 
chiediamo a tutti i compagni d'interpretare in 
prima persona, con una maggiore attenzione a 
tutti quei momenti di discussione e dibattito che 
verranno. 

Questo per non lasciare - sulla scia di quegli che 
sono stati gli anni '80 una vacuità' della parola. 
Cioè', gli anni '80 per chi li ha attraversati - e 
vedo parecchie facce dei compagni che con me 
hanno attraversato gli anni ‘80 - non hanno la- 
sciato quasi traccia nella storia dei movimenti. 

Non l'hanno lasciata perche' non ci sono stati 
grandi movimenti sociali ma, tuttavia, gli anni '80 
non sono stati neppure un completo deserto. 
Abbiamo visto movimenti sociali di discreta am- 
piezza, anche se poveri di radicalita', e noi - che 
in parte siamo stati interni a questi movimenti - 
non abbiamo la capacita' di far circolare per intero 
quel tipo di esperienza. 

Allora quello che noi proponiamo, come interpre- 
tazione di coloro che le assemblee le sviluppano, 
le tematiche le portano avanti nelle lotte che 
fanno, e' la trasmissione del dibattito ad un refe- 
rente piu' ampio qui all'Interno della citta', a Mi- 
lano, come nostro referente minimo, sul piano 
nazionale, a quel tessuto di compagni, ma anche 
come forma di relazione con quei movimenti, con 
quelle forme politiche che nei movimenti si danno 
e che si esprimono fuori dai confini angusti di 
questo paese, dentro una dimensione ormai 
mondializzata, internazionalizzata della società' 
capitalistica e del modo di produzione. 

lo non ho molto da dire, intervengo semmai dopo 
nello specifico delle tematiche che sono oggetto 
di questa assemblea. 

Adesso lascio la parola a Primo e a Sandro che 
tenteranno in qualche modo di delineare quella 
complessità' che a volte ci sfugge rinchiusi nel 
particolarismo con cui spesso affrontiamo le cir- 
costanze di lotta nelle quali ci veniamo a trovare e 
spesso poi trasferiamo questa particolarita', que- 
sta limitatezza anche nell'analisi che siamo in 
grado di condurre. 


INTERVENTO Di PRIMO MORONI 

Come dicevo prima di cominciare l'intervento al 
compagno, credo che aggirarsi in quello che sta 
succedendo in giro per il mdondo e anche in 



questo paese sia relativamente alla tematica che 
e' stato oggetto di un'assemblea durante il re- 
cente parco Lambro che parlava di immigrazione, 
razzismo e nuova destra sociale come pure per 
l'argomento di quell'altra assemblea della repres- 
sione - sia oggi un compito un po' avventuroso 
che richiede una serie di approssimazioni suc- 
cessive e che ha un prima e un dopo. In questo 
senso interpreto il fatto che venga presa 
l'opportunità' di parlare di nuova destra sociale a 
partire dalla pubblicazione delia sbobinatura di 
una serie di interventi sulla ricorrenza del 7 aprile 
che c'e' stata piu' di un anno e mezzo fa, in que- 
sta stessa sala, allora evidentemente perche' una 
data che ha un suo valore politico e simbolico di 
partenza di un lungo processo di modifica 
dell'apparato repressivo che con il 7 aprile prende 
una sua valenza che porterà' lentamente tutto il 
corpo delle leggi che regolano lo stato italino ad 
essere modificato ogni volta con una successiva 
simulazione e classificazione che può' chiamarsi 
legge Gozzini, riforma penitenziaria, che può' 
chiamarsi nuovo codice di procedura penale o 
decreti ministeriali successivi che limitano le li- 
bertà' individuali ma che in realta' sono uniti da un 
unico filo conduttore che sposta l'attenzione, di- 
ciamo, della cultura politica che sottende 
l'organizzazione delle leggi di questo stato non 
piu 1 dai singoli fatti o reati ma a disquisire su un 
argomento che e 1 stato centrale nei processi poli- 
tici. 

Non tanto quindi era centrale il reato singolo ma 
come i piu' avvertiti analisti di quel periodo ave- 
vano intuito, a disquisire intorno al sapere 
dell'imputato il suo potenziale intellettuale, politico 
soggettivo antagonista esistenziale non omolo- 
gabile a una determinata organizzazione sociale. 
C'e' voluto qualche anno per capire che una delie 
radici piu' rilevanti - al di la' degli effetti repressivi 
che sono secoli di carcere, braccetti speciali, tor- 
ture, distruzione di un intero pezzo generazionale 
attraverso una serie di mistificazioni processuali - 
ma che in realta' avevano un valore politico an- 
cora piu' grande perche' facevano intuire - se letti 
correttamente e non ce n'era la possibilità' di farlo 
cosi' radicalmente allora - di intuire che si spo- 
stava il processo repressivo, l'intelligenza dello 
stato oltre la repressione, i fatti reali, sul dominio 
progressivo ed estensivo sulla riproduzione intel- 
lettuale cioè' sulle funzioni della soggettività' den- 
tro una determinata fase storica, e che questo era 
necessario, profondamente necessario, perche' 
veniva a modificarsi interamente il ciclo produttivo 
e organizzativo che determina la formazione 
economica di questo paese. 

Quando dico questo intendo dire che come ab- 
biamo accennato nella precedente assemblea sul 
7 aprile e poi in un'altra occasione a scienze poli- 
tiche, in realta' la fine, la sconfitta, il ridimensio- 


namento, la repressione e come e' stata consi- 
derata per tanti anni la distruzione materiale della 
classe, cioè' la centralità' operaia e poi a fianco di 
questa i movimenti sociali, era una fine che se- 
guiva anche il lento decadere di un modo di pro- 
duzione che chiamerò' genericamente fordista o 
taylorista, cioè' una certa organizzazione produt- 
tiva che nella fabbrica accentrata con grandi 
masse operaie determinava una certa figura so- 
ciale, che era l'operaio massa e che con le sue 
lotte garantiva un allargamento degli spazi di li- 
bertà' ai movimenti sociali esterni. 

La sconfitta di quella composizione operaia sim- 
bolizzata nella Fiat '80 e nella marcia dei 40.000 
quadri a Torino significava anche che al di la' 
della repressione terminava un modo di produ- 
zione e si entrava in un altro che e' tutt'altro che 
precisato e dispiegato e comprensibile oggi di cui 
pero' si intuisce sostanzialmente che ha una piu' 
fondamentale rilevanza l'atteggiamento, cioè' la 
cultura, il sapere di ogni singolo soggetto produt- 
tivo inserito nel ciclo produttivo normato o produt- 
tivo inserito nel ciclo produttivo non normato, cioè' 
regolamentato dai sindacati e dall'ufficio di collo- 
camento o non regolamentato. 

E' in qualche modo simbolicamente sarebbe 
come se in una fase storica epocale si passasse 
dal dominio sui corpi, che e' l'organizzazione di- 
sciplinare della fabbrica al dominio sulle menti 
che e' l'organizzazione tendenziale della produ- 
zione immateriale del capitalismo nella sua fase 
di transizione storica sostanzialmente. 

E' chiaro quindi che il singolo sapere soggettivo di 
un soggetto metropolitano o non metropolitano e' 
in pericolo in quanto esistente, in quanto non 
omologabile, in quanto si presenta come un sa- 
pere nemico nel suo muoversi dentro una deter- 
minata società' anche quando e' inserito in un 
processo sociale di lavoro precario e frammenta- 
rio od occasionale e comunque, se non adesivo ai 
processi di omologazione, di mercificazione, di 
comsumi e di inserimento e' un soggetto politica- 
mente inaffidabile. 

Che l'intuizione dei giudici del 7 aprile e di tutta la 
magistratura italiana nello spostare l'attenzione 
del diritto penale sul sapere dell'imputato e in- 
torno a questo disquisire lungamente, per giorni, 
per settimane, per mesi nelle aule dei tribubali e 
su questo costruire istruttorie di 30.000, 50.000 
pagine che determinavano il reato di associazione 
sovversiva, di ricerca di concorso morale o 
quant'altro. 

Tra tutti ricorderò' - ce ne sono tanti ma certa- 
mente e' un compagno su cui abbiamo fatto una 
certa campagna, Guido Borio di Torino che sicu- 
ramente e' esemplare in questo senso. 

Non e’ autore, responsabile di un reato specifico, 
ma in quanto soggetto non dissociandosi, non 



separandosi e pur ribadendo la propria innocenza 
prende una pena di piu' di 26 anni per un reato 
che non ha commesso e da cui si era anche in 
qualche modo soggettivamente politicamente 
separato nel suo svolgersi pur mantenendo 
un'identità' sovversiva e rivoluzionaria. 

Ora questo e' un processo giuridico ma che col 
tempo si e' trasformato in un processo sociale e 
questo sociale può' essere tutta la legislazione 
successiva che viene varata. 

Ho citato prima la Gozzini ma non e' la sola, che 
e' interamente premiale e che interamente pone 
ogni volta il soggetto inquisito di fronte alla scelta 
di rapportarsi accettando una pena o subendo 
una pena sostanzialmente. Quindi e' stata modi- 
ficata sostanzialmente con una svolta autoritaria 
la filosofia che sottende interamente gli stessi 
codici che hanno regolato l'evoluzione dello stato 
di diritto borghese dalla sua formazione fino ad 
oggi, quindi una trasformazione in qualche modo 
epocale. 

Perche' dico che e' connesso al nuovo modo di 
produzione e qui entriamo in quella che e' la si- 
tuazione attuale di questo paese, perche' altri- 
menti diventerebbe troppo lungo. 

Come sempre avviene quando c'e' una transi- 
zione da un modo di produzione ad un altro - ed 
io sono convinto che questa e' una transizione dal 
modello fordista delia grande fabbrica che in un 
primo tempo viene ristrutturata e decentrata ma 
come ristrutturata e decentrata produce nuove 
formazioni sociali, l'impresa a rete, il lavoro au- 
tonomo, l'autoimprenditoria, chiamatelo come 
volete ma produce una nuova formazione e 
composizione sociale di cui la componente di 
produzione immateriale, cioè' del trasferimento di 
saperi direttamente dentro il centro produttivo e' 
l'elemento costante e il sapere dentro il processo 
produttivo e' la rivoluzione tecnologica cioè' 
l'introduzione di quelle che vengono definite piu' o 
meno propriamente tecnologie flessibili. 

Diciamo che la risposta che da' il capitale alla piu' 
grande offensiva operaia dal dopoguerra che si e' 
verificata nei paesi d'Europa che sicuramente e' 
stata espressa dai movimenti sociali antagonisti e 
dalla classe operaia di questo paese che si 
chiama Italia, risposta che da' la distruzione o il 
superamento o la modifica radicale di quel modo 
di produzione. 

In questo senso qualche volta mi capita di citare 
che le cosiddette analisi della cosiddetta Trilateral 
Commission, organismo sovranazionale nato a 
meta' degli anni 70 - che sosteneva che il si- 
stema democratico parlamentare quello dei partiti 
o della supposta democrazia formale era nato in- 
sieme alia rivoluzione industriale e al suo sviluppo 
e che con la sua fine, di quel modello produttivo, 


sarebbe scomparso anche tutto il bagaglio di ga- 
ranzie soggettive delle liberta' individuali che sot- 
tendevano quel processo produttivo e 
quell'organizzazione sindacale dello stato inten- 
dendo con questo la possibilità', le conquiste che 
attraverso cento anni ha fatto il movimento ope- 
raio, i movimenti sociali - che vanno dal diritto di 
voto al voto alle donne, all'istruzione obbligatoria 
al diritto di rappresentanza o a quant'altro che 
hanno prodotto il conflitto per 200 anni non ave- 
vano piu' significato, andavano distrutte alle radici 
e andava inventata un'altra struttura dello stato 
corrispondente al nuovo modello produttivo. 

Dentro questo nuovo modello produttivo noi ci vi- 
viamo in profondità', e a volte senza capire 
l'effetto lacerante, devastante, diciamo che 
prendendo ad esempio le regioni industrializzate 
del nord di questo paese indubbiamente la rispo- 
sta data dal padronato alla fine degli anni 70 e 
all'inizio degli anni ‘80 cioè' lo smontamento, la 
disintegrazione della fabbrica centrale, la crea- 
zione del decentramento produttivo ha prodotto 
una rivoluzione che pero' e' una rivoluzione 
dell'organizzazione del lavoro che pero' era pos- 
sibile solo ed esclusivamente attraverso 
l'utilizzazione intensiva non della grande fabbrica 
ma del decentramento produttivo e delle nuove 
tecnologie cioè' la possibilità' di far lavorare la di- 
stanza migliaia di unita' produttive che venivano 
comandate attraverso un sistema "just in tirne' 1 
come si dice, in tempo reale dalla struttura cen- 
trale, faccio l'esempio per intenderci della Fiat, 
che e 1 uno dei punti di forza del capitalismo ita- 
liano ed ha attualmente 140.000 dipendenti in- 
terni e ha invece fornitori esterni composti da mi- 
gliaia, credo 1 1 .000 piccole aziende che sommate 
tra loro fanno 150.000 dipendenti. 

Ora in questo modello produttivo i 150.000 di- 
pendenti delle ditte fornitrici della Fiat producono 
esattamente il 65% di un automobile Fiat. 
Un'automobile Fiat e' fatta di 5.000 pezzi, il 65% 
di questi pezzi vengono prodotti da 11.000 
aziende esterne che sommano tra loro 150.000 
dipendenti. 

Tutto questo avviene attraverso un trasferimento 
continuo di saperi, di comando dalla sede cen- 
trale alle 1 1 .000 aziende decentrate sul territorio 
piemontese, con un meccanismo che fa affluire, 
come un ipotetica catena di montaggio, sulla 
struttura centrale le singole parti separate, di la- 
voro frammentato tra migliaia di aziende e la 
parte centrale. 

I proprietari di queste aziende sono frequente- 
mente ex quadri o operai specializzati della Fiat, 
sono stgati finanziati dalla Fiat stessa per auto- 
matizzarsi sul territorio piemontese o su altro ter- 
ritorio, lombardo o ligure. 

Hanno raggiunto un aito livello di specializzazione 
attraverso un uso intelligente delle nuove tecno- 



logie che sono - come e' noto - applicabili piu 1 
facilmente - piu' opportunamente, piu' in profon- 
dità' sulle piccole strutture produttive che non 
sulla grande industria, basti pensare che la mitica 
Fiat di Cassino che doveva essere l'esempio sto- 
rico di fabbrica interamente robotizzata italiana 
sostanzialmente non ne parla piu' nessuno per- 
che' da qualsiasi indagini effettuata dai tecnici 
della Confindustria piuttosto che non dai tecnici 
esterni del sindacato le automobili prodotte dai 
robot della Fiat di Cassino hanno il 40% di media 
dei difetti tanto che la Fiat e' stata costretta a 
prendere una parte della propria aristocrazia 
operaia e costruire a fianco di Cassino una fab- 
brica di tipo tradizionale che passa il tempo a 
correggere il 40% dei difetti prodotti dalla robo- 
tizzazione della Fiat principale. 

Ora tutto questo invece e' possibile nella piccola 
struttura decentrata produttiva che fa parte 
dell'impresa a rete, che potrebbe essere la Be- 
netton. lo ho detto la Fiat ma se fosse la Benetton 
sarebbe la stessa cosa nel Veneto. Proprio per- 
che' le esigenze di moltiplicazione dei modelli 
produttivi del capitalismo maturo fanno si che 
rinnovazione di processo, di prodotto e con que- 
sto si intende che c'e' la continua modifica dei 
modelli sia che sia un'automobile, sia che sia un 
elettrodomestico che non un orologio che puntano 
tendenzialmente a una personalizzazione seg- 
mentata del mercato, questo richiede un'estrema 
flessibilità' dei processi produttivi ed un adatta- 
mento continuo del prodotto al mercato. Se que- 
sto non e' possibile nella grande azienda concen- 
trata ed e' possibile invece se tu decentri la pro- 
duzione su migliaia di piccole aziende attraverso 
un uso creativo intelligente delle tecnologie fles- 
sibili. 

Ora tutto questo pero' non poteva che formare 
una nuova formazione socio-economiche occupa 
una parte rilevante nell'economia nazionale. Sto- 
ricamente e' stata definita piu' volte "economia 
sommersa" “mondo sommerso o lavoro autonomo 
o quant'altro ma sostanzialmente si tratta di pic- 
cole aziende che hanno un altissimo livello di 
produttività' e un'altissima capacita' e flessibilità' 
di modificare la propria produzione. 

Questo tipo di struttura rientra nelle statistiche uf- 
ficiali del lavoro genericamente sotto il termine di 
“lavoro autonomo". Sotto lavoro autonomo entra 
tutto e il contrario di tutto, o di piccola impresa o 
piccolissima impresa o piccolissima impresa o per 
usare l'espressione Censis sotto la definizione di 
localismo manufatturiero. 

In realta' cos'e' successo? E' successo che mi- 
gliaia, decine di migliaia di operai espulsi dalle 
grandi metropoli, dalle grandi fabbriche sono stati 


ricentrati, rilocalizzati nei territori provinciali che 
possono chiamarsi Lumezzane in provincia di 
Brescia, invece che Treviglio in provincia di Ber- 
gamo o Chiari in provincia di Brescia o in qualche 
altro paese e hanno ritrovato dentro la dimen- 
sione locale capacita' e opportunità' di lavoro sia 
dipendente che dì autoimprenditoria collegati in 
qualche modo alle grandi imprese o a un pro- 
cesso indotto dalla grande impresa decentrata o a 
un processo indotto dalla grande impresa decen- 
trata, smontata come i quadri che li usa. Questo 
ha prodotto una formazione sociale che ha questi 
vantaggi: che nella situazione locale non c'e' con- 
flitto e la forza lavoro avviene per circuiti amicali o 
familiari o - dentro questo tipo di discorso - la 
sicurezza dei posti di lavoro viene continuamente 
garantita dallo stesso circuito e la capacita' di in- 
novazione tecnologica di queste piccole aziende 
permette una continua modifica flessibile che il 
tempo di lavoro e' sregolato, nel senso che e' 
monetizzato in continuazione al di la' dei rischi di 
incidenti o delle nocivita' sul lavoro e che questo 
consente una moltiplicazione degli utili del singolo 
dipendente lavoratore e una moltiplicazione a 
dieci degli utili del singolo datore di lavoro che ha 
7, 8, 10, 15, 20 dipendenti perche' una moltipli- 
cate ad esempio nella sola provincia di Milano, 
sono 1 10.000 aziende che hanno queste caratte- 
ristiche, quindi si forma sostanzialmente una 
nuova formazione sociale. 

De Aglio nel suo libro sulla modifica dell’economia 
italiana la chiamava la nuova borghesia. In realta' 
borghesia non e' nel senso culturale e storico che 
si potrebbe dare a questo termine cioè' che e' 
portatrice di una cultura, di una concezione del 
mondo quantunque detestabile ma che pero' e' 
una concezione del mondo. In realta' piu' pro- 
priamente si potrebbe parlare di una nuova oli- 
garchia enonomica diffusa che ha un'altissima 
capacita' di riproduzione e una flessibilità' di svi- 
luppo che domina interi territori economici delle 
regioni del nord indutrializzato. Potrebbe essere 
fatta una leggera differenza per ciò' che riguarda 
il modello emiliano per il semplice fatto che viene 
occultato dal cosiddetto movimento delle coope- 
rative ma in realta' la struttura non e' differente. 
Nel senso che la logica delia direzione cooperati- 
vistica fa aprire in questa una moltiplicazione 
esponenziale del concetto di cooperativa che 
pero' sottende solamente una formalità' giuridico- 
societario ma in realta' il processo organizzativo e' 
consimile all'unitario. 

Dentro questo processo queste nuove oligarchie 
economiche non sono state in grado negli anni 
'80 e non lo sarebbe comunque per quanto se ne 
deduce di produrre una loro classe dirigente ne' 
politica ne' economica e sicuramente dal lavoro 
che abbiamo svolto nel lavoro di ricerca anche 



professionalmente nella regione Lombardia, in 
alcune province del Veneto, dell'Emilia, del Pie- 
monte la base socio economica del successo 
della Lega Lombarda e' fondamentalmente tutta 
entro queste nuove oligarchie economiche cioè' 
una fabbrica diffusa antimprenditorialita' ad altis- 
simo reddito e ad altissimo sfruttamento, con il 
lavoro deregolato, con un'altissima evasione fi- 
scale che si pone come una componente forte 
socio economica delle regioni del nord e che non 
aveva piu' una rappresentanza politica nel si- 
stema dei partiti e che se ne da' una per quanto 
rozza che si chiama lega lombarda. 

In questo senso la nuova destra sociale ha una 
salda base economica e determinata da nuovi 
processi produttivi. Questo intendo dire. 

Potrei fare un esempio consimile per la coloniz- 
zazione che un'industria come la Ferruzzi, cioè’ di 
Gardini, ha fatto nella pianura padana. 

Cioè' ha sostanzialmente convinto i proprietari di 
circa 300.000 ettari delia pianura padana che 
aveva una cultura estensiva (quando si dice 
estensiva cioè' modificata in termine di prodotto e 
non quindi di monoproduzione come potrebbe 
essere il frumento sul Gargano, e convertire 
l'utilizzazione della propria terra a soia essendo 
come e' noto l'obiettivo della Ferruzzi avere il 
monopolio ed entrare nel grande commercio della 
soia. Oguno di loro e' rimasto proprietario di 5 et- 
tari o dei 10 ettari convertendo la propria produ- 
zione a soia, i finanziamenti per operare questa 
conversione, ma soprattutto le forniture di concimi 
altamente sofisticati che occorrono per coltivare la 
soia sono forniti dalla Ferruzzi Gardini. Non a 
caso in funzione di questo obiettivo monopolistico 
cioè' produzione supporto alla produzione, sua 
commercializzazione, il Gardini fece la scalata 
alla Montendison, un colosso chimico che gli ga- 
rantiva di chiudere il cerchio su questo percorso. 
Cosi' ognuno di loro era rimasto proprietario pero' 
era tenuto sia per indebitamento finanziario con le 
casse di risparmio locale o per quant'altro a for- 
nire pressoché' a regime monopolistico la soia 
stessa all'industria principale che aveva favorito 
questa riconversione. 

Ora questo qui e' un modello quindi di occulta- 
mento della funzione di impresa che viene disin- 
tegrata, parcellizzata in migliaia di piccole imprese 
che pero' reggono quasi esclusivamente o in 
buona parte in funzione del cicle messo in moto 
dall'impresa leader principale. 

Che questo determini una modifica dell'economia 
per cui nasce l'agricoltura capitalistica nel man- 
tovano. Fa niente se ditrugge interamente il fiume 
Po' o gli effetti devastanti di un'industrializzazione 
come quella del mantovano per cui ci sono 
4.000.000 di abitanti e un milione e mezzo di 
maiali tutti sommersi dalla merda non riuscivano 


piu' a controllare la ricchezza (sembra una para- 
bola freudiana fra lo sterco e il denaro) che gli 
fondeva completamente il cervello se non con 
l'intervento delle nuove tecnologie che hanno 
trasformato I a merda di maiale in biogas che ri- 
produce il ciclo complessivo pur avendo distrutto 
interamente i laghi di Mantova e che attraversano 
la ricca pianura padana. 

Ora questa oligarchia in realta' non si e' mai ri- 
voltata fin quando la crisi fiscale, lo stato italiano 
retto quasi esclusivamente dal risparmio privato, 
dicevamo tre anni fa se ben ricordo, parlando col 
riferimento mitico della legge sulle tossicodipen- 
denze Russo Jervolino che c'era un paradosso 
nello stato italiano che il prodotto interno lordo era 
di 1.000.000 di miliardi se ben ricordo, adesso 
sono 1.400.000 che ben 200.000 erano prodotti 
dall'economia illecita che quindi va be' era una 
struttura determinante e fondamentale della ric- 
chezza italiana la riproduzione della tossicodi- 
pendenza e che casomai la legge intervenuta 
quando l'eroina cominciava a scendere di prezzo 
per cui bisognava riportarla attraverso una legge 
repressiva al suo prezzo reale perche' ne veniva 
a decadere la ricchezza complessiva del prodotto 
interno lordo della nazione, cioè' la ricchezza 
della nazione pero' aggiunto a questo si aggiun- 
geva anche che era un'economia molto fragile 
perche' fondata sui Bot e cioè' i Bot sono 
1.000.000/1.500.000 di miliardi che le bache e il 
singolo risparmiatore privato investono nello stato 
e se investire nello stato i propri risparmi e' un 
elemento di stabilita' dello stato significava che 
una parte rilevante di questa nazione aveva in- 
vestito nello stato non in aziende e si aspettava 
dallo stato servizi efficienza e garanzie e soprat- 
tutto movimento della propria ricchezza, che non 
gli e' stato sostanzialmente in parte dato non in 
termini di servizi, non in termini di efficienza. 

Le 600.000 famiglie, le 600.000 imprese della 
Lombardia, circa 1.800.000 di persone che sono 
la caratteristica di essere base economica mate- 
riale Ideila lega lombardo sono anche proprietari 
del 65% di tutti i bot non in possesso delle banche 
che sono in questa regione, una forza reale 
economica, un’oligarchia non rappresentata dai 
partiti. 

Comincia a rivoltarsi quando una necessita' di ri- 
centramento - diciamo che c'e' stata una lunga 
fase di laisser faire che possiamo chiamare de- 
regulation dell'economia italiana quando ad un 
certo punto a meta' degli anni '80- 1986, legge 
finanziaria, pressione fiscale .. il sistema dei partiti 
centrale oppresso da una quantità' di problemi 
che vanno dalla corruzione alla dilatazione della 
spesa pubblica o quantaltro decide di ricentrare il 
potere economico sociale di nuovo di riregolare 
quall'economia che volontariamente aveva de- 



regolato perche' ormai ingestibile nella sua com- 
ponente operaia sowersiva e sociale dei tardi 
anni 70. 

A partire da quell'elemento si forma sostanzial- 
mente la protesta localistica della lega lombarda 
che si vede sottrarre una parte dei propri redditi 
con l'approvazione dello stato, ma si forma anche 
quella rivolta molto specifica in cui si rende conto 
che la scadenza del '92 pone questo circuito di 
aziende, sia individualmente, autonomamente sia 
in rapporto alla grande impresa in una situazione 
di grande debolezza in rapporto al mercato in- 
temazionale. Diciamo che allora le categorie che 
si formano in questo momento e soprattutto dopo 
la caduta simbolica del bipolarismo est-ovest 
cioè' capitalismo o socialismo reale cosiddetto 
possono essere sintetizzati in globalismo e loca- 
lismo. Se non fosse altro per fare un esempio di 
tipo localistico milanese che un gruppo limitrofo in 
termini topografici, non in termini politici al Lean- 
cavallo che si chiama gruppo Orion gruppo na- 
zionalbolscevico di via Plinio e dintorni riempie la 
citta' di scritte “il mondialismo ti uccide" nel senso 
che opta per il localismo contro il mondialismo, 
contro la globalizzazione perche' si forma una 
paura della globalizzazione complessiva che in- 
nesca non solamente nell'economia italiana at- 
traverso il fenomeno della lega lombarda o di altri 
localismi economici e manifatturieri che si esten- 
deranno tendenzialmente ma a livello europeo 
innesca la rinascita di forme di nazionalismo nelle 
parti piu' ricche, il passaggio della Jugoslavia, la 
Slovenia e la Croazia sicuramente sono due re- 
gioni economiche piu' avanzate in rapporto alla 
Macedonia, al Kossovo, alla Bosnia Erzegovina e 
in parte anche alla Serbia, o in altre parti della 
Germania o della Francia ma in forma di naziona- 
lismo su basi economiche dove la ridistribuzione 
del reddito non viene piu' assicurata dalla cosid- 
detta unita' dello stato nazionale, cioè' viene a 
cadere come ultimo processo dopo quello dei di- 
ritti e delle garanzie della democrazia un concetto 
di stato nazione che era nato ugualmente a ca- 
vallo della rivoluzione inglese e della rivoluzione 
francese che ci ha accompagnato per tutti questi 
due secoli, accompagnato indirettamente. Dicevo 
a Parco Lambro che e' proprio oggi parlare diret- 
tamente dell'esistenza di un razzismo di stato, e' 
improprio culturalmente per la pratica di intelli- 
genza politica da cui proveniamo noi come pro- 
babilmente i movimenti sovversivi antagonisti de- 
gli anni 70, nel senso che storicamente si e' 
passati con la rivoluzione francese e la rivolu- 
zione industriale da quella che veniva definita la 
guerra tra le razze al razzismo di stato, diciamo 
che per 400 anni c'e' stata la guerra tra le razze e 
con lo stato nazione si unificano i contrasti etnici 
interni delle nazioni che possono essere quelli tra 
i bretoni e gli occitani, tra i bavaresi e quant'altro e 
si riporta nello stato nazione il concetto di razza, 


ma aH'interno dello stesso concetto di razza c'e' 
l'esclusione di qualsiasi altro appartenente che 
non sia di quello stato. Ora nazionalismo, patriot- 
tismo o razzismo sono aspetti dello stesso pro- 
blema e sono all'origine della nascita dello stato 
moderno. 

Lo stato moderno se si dissolve come tenden- 
zialmente l'unita' nazionale di uno stato come av- 
viene in Italia, in Jugoslavia, nelle repubbliche 
sovietiche o in altre parti che hanno unificato o da 
un progetto di trasformazione o da un'unita' na- 
zionale un'area economica e' chiaro che tutto 
quello che era rimasto sommerso per secoli den- 
tro quel processo riemerge ugualmente mettendo 
in moto una moderna guerra tra le razze che 
come sempre come ci ha spiegato lungamente 
Marx corrisponde ad interessi materiali ed eco- 
nomici. Quindi globalismo e localismo sono 
aspetti di una rivoluzione tecnologica di livello in- 
temazionale che pone in discussione una serie di 
paradigmi che a volte sono stati anche ampia- 
mente fraintesi dalla cultura di sinistra. 

In questo senso voglio dire che e' vero che la lega 
lombarda o altri movimenti consimili in Germania 
o in Francia sono un elemento del piu' vasto 
quadro generale inerente la situazione economica 
e produttiva e politica pero' nei contempo sarebbe 
grave pensare che siano un elemento che nasce 
dal basso non inserito nel quadro generale. 

Sono perfettamente convinto anche per attività' 
professionale che non c'e' - al di la' della roz- 
zezza del senatore Bossi della sua rozza igno- 
ranza e delia sua capacita' intuitiva su certi pro- 
cessi economici non c'e' nessuna differenza in 
termini di progetto politico di riscontro di rappre- 
sentanze di forze economiche legate ad ambiti di 
destra prodotto dal nuovo sistema, dal nuovo 
modello produttivo cioè' sono un fenomeno della 
modernità' non dell'arcaismo. Non c'e' nessuna 
differenza tra la lega lombarda, tra i bavaresi e 
tanto penso alle spettocrazie europee della cul- 
tura dell'europa, diciamo che non c'e' differenza, 
quando parla Gianfranco Miglio a nome di Bossi, 
e Gu'F e' tutt'aitro che un fesso, e' il fondatore... 
dell'Università' cattolica, ha scritto libri sulla co- 
stituzione per i prossimi 30 anni, e' stato per anni 
per decenni ancorché’ di destra consulente di 
Andreotti invece che di Gino Giugni, di Bettino 
Craxi sulle riforme istituzionali, e' uno dei grandi 
costituzionalisti italiani come parla Gianfranco 
Miglio e' esattamente come parlano le elite eu- 
ropee per ipotizzare il futuro dell'organizzazione 
europea, la risposta che da' l'elite europea alla 
disintegranzioni delle unita' nazionali alle neces- 
sita' di creare aree omogenne economica e' nota. 
L'ho citata per anni lo dico molto in sintesi sta- 
sera: se si ipotizza un progetto come.. ..lungo 
l'Adriatico tra le Marche e la Jugoslavia e un 



progetto come la pentagonale che vede inseriti 
l'Austria, il Friuli Venezia Giulia, l'Ungheria, la 
Slovenia nell'area del marco cioè' un'area eco- 
nomica integrata dove verranno fatti investimenti, 
innovazione tecnologica creaione di mercato, al- 
trettanto una regione economica già' esistente 
sovranazionale, transnazionale e' la catalogna, 
..francese, la Lombardia, la Svizzera ii Baden 
Guttemberg dove i processi economici sono in- 
tegrati e viaggiano all'interno di questo tipo di in- 
tegrazione. Sono localismi organizzativi ed eco- 
nomici per governare i processi messi in atto dalle 
nuove tecnologie che non sono governabili da 
elite politiche in questo senso tutto il quadro eu- 
ropeo e' interamente un quadro di destra e in 
questo quadro di destra c'e' legittimazione nuova 
e preoccupante per le forze di destra dal basso 
che possono chiamarsi skins tedeschi o lega 
lombarda italiana o quant'altro. Fuori da questo 
quadro sarebbero forse controllabili se non 
avessero questo quadro di riferimento che ne fa- 
cilita lo sviluppo e la sua moltiplicazione. 

In questo senso un'analisi e un ragionamento su 
questo percorso dovrebbe presupporre 
un'intelligenza piu' distaccata dall'altro, dal nuovo 
territorio sociale, tenendo presente che non vi e' 
nessun segnale che indichi che il progetto euro- 
peo del '92 non sia in qualche modo interamente 
un progetto di destra transnazionale che produce 
regioni economiche e localismi come contraddi- 
zione della globalizzazione. ..non viene lasciato 
spazio a nessun sapere e comportamento o 
soggettività' alternativa che non sia omologabile, 
in basso verso un comportamento localistico re- 
gressivo e in alto verso un comportamento inter- 
nazionalistico. 


INTERVENTO DI SANDRO SCARSO 

lo cercherò' di attenermi strettamente - se possi- 
bile - al tema ampio che abbiamo voluto dare a 
questa serata. Credo che sia possibile facendo 
qualche salto mortale legare la presentazione 
formale anche della pubblicazione di questa as- 
semblea che si e' tenuta il 7 aprile '90 e soprat- 
tutto riuscire a dimostrare, cosa ammetto non fa- 
cile pero' il tentativo va fatto, come si possa indi- 
viduare in questa data dell'inizio diciamo 
dell'attività' sovversiva da parte dello stato nei 
termini della distruzione di una realta' antagonista 
cosi' come e' cominciato diciamo in questa fase il 
7 aprile del 79 e trovare in questo le radici che 
hanno portato alla costruzione di presupposti per 
la realta' odierna. 

Mentre Primo dava un ampio resoconto di un 
aspetto non secondario fondante anzi di tutta 
questa nuova cultura, cioè' il discorso della rami- 


ficazione economica mi veniva in mente che il 
paragone sicuramente giusto da fare subito si 
deve riferire ad altre esperienze storiche che ab- 
biamo vissuto, anzi noi fortunatamente non 
l'abbiamo vissuto ma che possiamo ritrovare nei 
libri di storia del dopoguerra e che trovano, credo 
non troppo casualmente delle identità' enormi tra 
la realta' die stiamo vivendo adesso e quello che 
era per esempio la situazione economica e so- 
ciale della Germania che ha portato al nazismo. 
Una situazione quindi che per certi versi - senza 
per questo voler fare una facile equazione - e' 
piuttosto interessante da prendere in considera- 
zione perche' anmche un po' da li si può' anche 
ragionare per individuare degli elementi fondanti. 

E' ovvio che uno sforzo di questo genere po- 
trebbe portare via giorni di discussione non certo 
una serata per cui io invece faccio un'operazione 
di azzeramento di tutta una serie di cose e molto 
terra terra cerco di ragionare su quello che se- 
condo me e' una necessita' impellente che ab- 
biamo tutti cioè' quella di rivisitare la storia re- 
cente attraverso alcuni capisaldi, perche' questo 
io credo sia un po' il problema del dibattito che si 
sta svolgendo. Non so se e' un'impressione sba- 
gliata pero' spesso e volentieri a me capita di 
parlare con persone che danno per scontato tante 
cose che invece andrebbero perlomeno ricostruite 
per una memoria storica complessiva. Per esem- 
pio questa data del 7 aprile del 79 una cosa che 
mi ha messo in crisi particolarmente e' stata che 
finalmente a Padova, cosa che nessuno poteva 
immaginare, comincia ad essere una data che 
non tutti conoscono. Fino a qualche anno fa ba- 
stava dire 7 aprile e si dava per scontato tutto, a 
me verrebbe voglia già' adesso subito con molte 
persone con moolti compagni fare una specie di 
tentativo alla mike bongiorno cioè' il quiz 
all'improvviso ma il 7 aprile cos'e' cioè' in due 
parole diciamoci francamente cos'e' sto 7 aprile. 

Primo ricollocarlo come data sarebbe già' un 
grosso problema ricollocarlo nel contesto non ne 
parliamo neanche dare una risposta sintetica 
come minimo impossibile. Impossibile per tutti 
non solo per quelli che lo hanno vissuto ma anche 
per quelli che ne ricevono adesso queste con- 
seguenze questa data invece secondo me ha 
proprio un significato particolare perche' come 
dicevo prima e' possibile individuare in questo 
contesto, cioè' in quella fase, in quella primavera 
del 1979 l'apertura di tutta una serie di attività' 
complessive che lo stato si e' dato per arrivare a 
un progetto. Il progetto dello stato materialmente 
non so se si può’ cosi' con troppa faciloneria 
identificarlo in quello che sono i risultati attuali. 
Cioè' io non saprei dire se il 7 aprile del 79 
..anche proprio nella sua funzione di soggetto 
collettivo anche ci sono notevoli contraddizioni 



per quello che si da' come prospettiva immediata 
o di lungo periodo. Il 7 aprile '79 sicuramente io 
credo che una enorme lucidità' c'era all'interno 
dello stato per dire che l'obiettivo iniziale, 
l'obiettivo immediato era proprio quello di andare 
a una distruzione articolata non solo attraverso 
l'annientamento di soggetti politici che rappre- 
sentavano la conflittualità' in quel momento ma 
doveva andare ben oltre proprio perche' come 
abbiamo visto il futuro si e' rappresentato nella 
necessita' anche di una distruzione totale della 
cosiddetta memoria storica. Questo perche'? 
Perche' evidentemente il tipo di gioco che lo stato 
aveva intrapreso non era soltanto quello di affi- 
dare una delega alla magistratura di risolvere dei 
problemi politici che erano fino a quel momento 
irrisolti, diciamo che uno dei punti nodali di inter- 
pretazione di questa fase della fine degli anni '70 
e' proprio questa, cioè' che ad un certo apunto le 
forme di controllo sociale le forme di repressione 
che si erano basate fino a quel momento sul pri- 
vilegio dell'attività' repressiva sull'ordine pubblico 
cioè' aveva preso diciamo di petto l'aspetto 
dell'ordine pubblico per intervenire questa era 
1‘attivita' primaria dello stato, anche queste sono 
cose che contrassegnano lee epoche ma co- 
munque gli anni 70 sono questo perche' lo si può' 
vedere anche dallo sviluppo della legislazione in 
materia appunto soprattutto a meta' degli anni 70 
ad un certo punto non si riesce piu' a raggiungere 
gli scopi e gli obiettivi attraverso questo discorso 
del controllo e dell'attacco sul terreno dell'ordine 
pubblico e si sceglie un altra strada. Dal punto id 
vista politico io direi che la cosa macroscopica e' 
proprio questa, cioè' che c'era un'incapacità' to- 
tale e assoluta da parte del quadro istituzionale e 
in particolar modo dei partiti politici di dare delle 
risposte e in particolar modo di contrapporsi a 
questa marea montante. Un'altra cosa che va 
detta subito per capire perche' credo che altri- 
menti si fa troppa fatica anche a seguire il mio 
ragionamento e' che per esempio pur essendo 
forse per molti versi un'esagerazione, nella rico- 
struzione storica del 7 aprile bisogna lasciare 
anche lo spazio ai protagonisti. Uno dei protago- 
nisti sicuramente era il sostituto procuratore della 
repubblica Pietro Calogero di cui adesso non si 
sente mai parlare ma che non e' in pensione e 
che all'epoca aveva rilasciato poco tempo dopo il 
7 aprile un'intervista secondo me illuminante per 
molti versi. Alcuni l'avevano identificato come un 
pazzo scriteriato, uno che ad un certo punto 
aveva deciso di partire lancia in resta da solo 
contro tutti pero' in questa sua folle lucidità' ad un 
certo punto in quest'intervista mi pare a Pano- 
rama dice quello che nessuno ha capito e che io 
invece ho capito perche' sono un pochino piu' in- 
telligente degli altri e' che stava avvenendo una 
trasformazione enorme sul piano sociale per cui 
quella che era un'area politica molto variegata un 


fenomeno che non si riusciva ad identificare 
esattamente ad un certo punto stava diventando 
un pericolo reale per la società' civile da lui rap- 
presentata cioè' ad un certo punto dice Pietro 
Calogero io mi sono sentito investito dalla neces- 
sita' di interpretare il ruolo del magistrato non piu' 
come quello che amministra soltanto in termini 
molto terra terra un discorso relativo 
all'attribuzione di un reato rispetto a un soggetto 
che l'ha commesso, ma dice Calogero, sono ar- 
rivato al punto di interpretare questi fenomeni che 
stavano avvenendo un po' in tutta italia come un 
contesto complessivo tale per cui non si può' 
parlare di un progetto rivoluzionario immediata, 
sia ben chiaro neppure lui l'ha detto, pero' aveva 
intravisto il pericolo che senza un intervento ra- 
dicale a fondo che distruggesse, come dicevo 
primo, si poteva effettivamente ipotizzare che il 
futuro per chi stava alla guardia di quello stato 
non fosse cosi' tanto roseo. 

Ora secondo me e' una forzatura per molti versi 
credo che un po' tutti quelli che erano protagonisti 
all'epoca si ricorderanno o comunque avranno 
visto che la cosa non era cosi' semplice e non si 
poteva certamente parlare di una fase prerivolu- 
zionaria, malgrado anche molti giornali forse 
dell'epoca un po' precedente ne avessero parlato 
abbondantemente pero' di sicuro c'era un fatto e 
cioè' che i rapporti di forza generali tra le classi e 
quindi di conseguenza il tipo di situazione che 
veniva vissuta da tutti coloro i quali si schieravano 
per scelta politica dalla parte di quello stato non 
erano certamente ottimali, cioè' c'e' una situazione 
di scontro generalizzato che metteva in discus- 
sione sempre e comunque quasi tutto. 

E allora a questo punto secondo me da questo 
tipo di considerazione si può' capire come mai 
parte un'operazione di vasto raggio che rappre- 
senta nella lettura che possiamo fare oggi una 
specie di anello di congiunzione fondamentale per 
capire come mai si riesce ad arrivare a ragionare 
oggi cioè' in un clima come questo degli inizi degli 
anni '90 di una situazione degenerata comples- 
sivamente e in cui lo scontro a livello appunto di 
classi non e' certo favorevole alla parte che noi 
vogliamo avere. Questo perche'? Perche' sicura- 
mente il tipo di risposta che lo stato ha saputo 
dare in quel frangente e' stato tale per cui 
l'approfondimento direi che proprio la capacita' di 
intervenire in maniera talmente allargata con l'uso 
di uno strumento essenziale da questo punto di 
vista che e' stato il carcere e la politica carceraria 
che ne e' andata che ha seguito pari passo que- 
sto sviluppo ha saputo eliminare praticamente la 
parte fondamentale di questo tipo di contraddi- 
zione che esisteva, cioè' aver utilizzato uno stru- 
mento come il carcere non solo dal punto di vista 
della reclusione dei detenuti politici ma anche in 



forma di deterrenza ma anche e soprattutto con 
tutto quello che e' stato l'apparato che e' stato 
messo in campo vale a dire operazioni di rottura 
della solidarietà 1 e tutto quello che si porta dietro 
non mi soffermo su questo tipo di discorso che 
secondo spero possiamo dare abbastanza per 
scontato, diciamo dalla dissociazione al pentiti- 
smo e cosi' via e' stata la scelta da parte dello 
stato per porre il primo punto fermo sulla conqui- 
sta di questo terreno privilegiato. Praticamente si 
passa da una situazione non dico proprio del tutto 
difensiva ma comunque di estrema difficolta' a 
una situazione di controffensiva cioè' pratica- 
mente lo stato inizia questo attacco dispiegato. 
Cioè' molto probabilmente come noi penso ab- 
biamo sempre l'abitudine di cercare di andare a 
interpretare le fasi politiche e le epoche secondo 
questo tipo di caposaldi, c'e' anche da dire che gli 
anni '80 sono un buco improvvisamente vuoto 
totale assoluto che si crea perche', perche' si 
rompe con una tradizione, la tradizione delle lotte, 
cioè’ un elemento essenziale degli anni '80 alla fin 
fine perche' non sussistono perche' non rimar- 
ranno nella storia, perche' non hanno dato questo 
enorme contributo come tutte le epoche prece- 
denti, perche' in realta' viene a mancare esatta- 
mente questo cioè' si chiude completamente il ci- 
clo basato sulle lotte viene addirittura quasi di- 
menticato questo tipo di costume, viene delegato 
a pochi quasi visti malamente personaggi che 
continuano caparbiamente ad andare avanti se- 
condo quest'ottica pero' il problema di fondo e' 
proprio questo, cioè' lo stato inserisce in questa 
fase politica una capacita' di utilizzare in termini 
culturali complessivi la sua capacita' enorme di 
avere da una parte distrutto un soggetto politico, 
una generazione o piu' generazioni che avevano 
dato vita a questo livello di conflittualità' prece- 
dente e improvvisamente inizia a costruire, per- 
che' questo e' l'altro aspetto della questione, 
credo che come in maniera molto lucida sia stato 
detto nell'intervento di Primo la fase di costru- 
zione delle ipotesi su cui va rifondato un nuovo 
stato partono molto da lontano, non sono il pro- 
blema di una seconda repubblica di cui stiamo 
discutendo adesso perche' si può' discutere di 
questa seconda repubblica oggi come stanno 
facendo solo perche' nel frattempo cioè' nel corso 
di circa dieci anni di storia sono state messe le 
basi per poterlo fare. Dieci anni fa era assoluta- 
mente impossibile era impensabile che avvenisse 
questo tipo di discussione, piu' di dieci anni fa, 
andiamo alla fine degli anni 70. 

Oggi e' possbile perche' nel frattempo sono state 
preparate e sviluppate adeguatamente quelle 
campagne politiche generali che hanno dettato le 
trasformazioni dello stato di questo periodo. 

Per esempio secondo me un dato su cui va fatta 
un'adeguata riflessione e' il fatto che giusto il di- 


scorso sulla tendenza al proibizionismo, giusto il 
discorso sulla tendenza ad applicare nuove forme 
di controllo sociale da parte dello stato pero' 
guarda caso il risultato e' sempre lo stesso, nel 
1991 ai giorni nostri stiamo discutendo del fatto 
che nuovamente ci troviamo ad avere un numero 
di detenuti in Italia che e' al massimo della ca- 
pienza dei carceri che esistono, cioè' vale a dire 
che a settembre del 1 991 , 34.000 sono i detenuti 
in Italia, e queste sono stime ufficiali forse anche 
per difetto, ma quello che mi interessa maggior- 
mente sottolineare e' il fatto che si e' passati nel 
giro di nove mesi come ci dicono queste statisti- 
che da 26.000 a 34.000 detenuti, con un aumento 
del 30% che e' il sintomo secondo me giusto da 
leggere del fatto che esiste certamente una con- 
seguenza drammatica per quanto riguarda l'uso 
esasperato della legge Craxi Russo Jervolino 
mpero' dalli"a!tra parte esiste anche un fatto ab- 
bastanza ineluttabile e cioè' che questo sintomo 
della carcerizzazione e' il risultato di una conflit- 
tualità' non in termini politici ma in termini sociali 
dispiegata con cui lo stato sta facendo i conti, al- 
lora la qualità' e' completamente diversa pero' e' 
giusto che facciamo attenzione anche a questo 
tipo di fenomeno che infatti, io lo prendo come 
sintomo molto evidente perche' mi pare che dia 
dia una risposta sensata a a quel tipo di interro- 
gativo che vogliamo porci cioè' come e' possibile 
come e' credibile che oggi ci sia questa situazione 
sociale per cui stiamo parlando di questa nuova 
destra sociale che ha un'attività' mostruosa per- 
che' se la prendiamo in considerazione solo at- 
traverso il fenomeno delle leghe e' una cosa a se 
stante, se lo prendiamo in considerazione solo 
per quanto riguarda i nuovi gruppi di destra anche 
quello sembra a se stante ma secondo me messo 
insieme e' un fenomeno anche molto rilevante 
sotto molti punti di vista tanto e vero che mi pare 
che il giusto legame da fare sia con quello che sta 
avvenendo in questo momento in Germania dove 
il vero problema secondo me e' quello di capire 
come la enorme potenzialità' che sta assumento il 
fatto che da questi gruppi di skinheads da questi 
gruppi di neonazisti si stia arrivando a un livello di 
massificazione enorme quando certamente uno 
dei motivi essenziali e' che l'economia della Ger- 
mania oggi non e' certo in una fase splendida ma 
sicuramente esistono dei riferimenti in particolar 
modo di carattere culturale enormi con quella re- 
alta' che dicevo all'inizio che e' quella del primo 
dopoguerra per intenderci dopo la prima guerra 
mondiale la fase di transizione che aveva portato 
al nazismo. Tanto e' vero che per esempio io 
leggendo alcune cose di reportage dalla Germa- 
nia ho notato e la cosa mi ha molto colpito che 
praticamente e' vero che si riferiscono a vecchie 
ideologie addirittura ripristinando slogan e tutto 
quel che segue del periodo nazista pero' lo 
stanno facendo con un'enorme capacita' di attua- 



lizzare le loro esperienze tanto e' vero che esiste 
una cultura musicale, esiste una cultura com- 
plessiva da parte di questi gruppi neonazisti te- 
deschi che sta coprendo da un punto di vista 
politico uno spazio enorme perche' l'aggregazione 
e' data, ormai e' un fenomeno talmente di massa 
che vediamo si possono permettere di fare ope- 
razioni, di fare attacchi in gruppo, in manifesta- 
zione addirittura nei confronti di campi di nomadi, 
di immigrati e cosi' via che non hanno precedenti, 
e' inutile farne un discorso statistico ma un di- 
scorso qualitativo senz'altro, non hanno prece- 
denti nell'epoca recente anche nella stessa Ger- 
mania. 

Quindi il significato secondo me di questo tipo di 
trasformazioni dello stato non e‘ infatti solo un 
fenomeno italiano, perche' noi naturalmente an- 
che per economia, per praticità' della discussione 
spesso e volentieri andiamo a vedere esatta- 
mente come si sono svolte le cose in Italia pero' 
l'altra cosa che mi preme dire e' che effettiva- 
mente questo tipo di situazione non e' un caso, si 
verifica sicuramente a livello europeo in moltissimi 
altri paesi perche' il tipo di risposta che e' stata 
data dove la conflittualità' sicuramente aveva li- 
velli diversi ma comunque dove la strada intra- 
presa, esattamente questa strada dello scontro, 
cioè' la forma repressiva che e' una forma privile- 
giata come e' stato in Germania negli anni 70, 
per certi versi si può' leggere una similitudine con 
l'esperienza italiana, pero' dall'altra parte il vero 
problema e' che esiste a livello europeo un di- 
scorso di progettualità' fondante, cioè' il discorso 
politico su cui c'e' stata aggregazione ancora 
adesso aldilà' di moltissime diversità', lo stiamo 
verificando, c'e' il tentativo di costruire 
quest'ipotesi della cosiddetta europa del '93 con 
una omologazione abbastanza evidente soprat- 
tutto su alcuni terreni privilegiati, quindi se non 
riusciranno a mettersi d'accordo dal punto di vista 
economico, se non riusciranno a mettersi 
d'accordo da un punto di vista militare per 
l'interpretazione del comportamento diversa che 
esiste dij questo problema per esempio tra la 
Germania e l'Inghilterra, e tra la Francia e l'Italia, 
si ritrovano sulla stessa sponda la Germania e la 
Francia a proporre un esercito europeo e dall'altra 
parte l'Italia e l'Inghilterra a sostenere che asso- 
lutamente non se ne parla bisogna stare sotto 
l'egemonia, sotto il cappello della volontà' politica 
degli stati uniti e quindi non sara' semplice rifon- 
dare questo patto atlantico, questa nato di cui 
tanto si parla ma ripeto al di la' di queste diversità' 
mi pare che si possa tranquillamente dire che 
invece su moltissimi altri terreni c'e' 
un'omologazione molto precisa e marcata di 
quelle che sono le politiche generali su cui si 
stanno muovendo questi paesi europei. 


Allora ritornando molto rapidamente ai dunque di 
questo tipo di dibattito e anche spero di confronto 
poi, secondo me sta succedendo questo, sta 
succedendo che oggi come tentativo in corso da 
parte dello stato vengono praticamente poste, di- 
ciamo messe in pagamento tutte quelle opera- 
zioni politiche che hanno contrassegnato questa 
fase di distruzione degli anni '80. Cioè' lo stato di 
per se sicuramente in particolar modo in Italia non 
aveva avuto la capacita 1 di promuovere delle 
grosse iniziative che rendessero necessariamente 
funzionali le prospettive economiche e sociali che 
dovevano portare alia soglia di questo fine secolo, 
e' arrivata la diciamo mazzata definitiva, rappre- 
sentata dalla guerra, cioè' la forma di comando a 
livello internazionale che si può' identificare sotto 
questo discorso cosi' caro a molti del nuovo or- 
dine mondiale e sui diktat che sono stati fondati in 
questa sede, cioè' in tutto quello che può' essere 
considerato il "dopoguerra" ecco che allora si 
vede che molto rapidamente si stanno rincor- 
rendo delle tappe per accelerare i tempi ed es- 
sere pronti a questo tipo di nuova realta' che 
avremo di fronte tra brevissimo tempo, allora lo 
stato secondo me per poter usufruire adeguata- 
mente di questa possibilità' che gli viene offerta 
sul quadro intemazionale lo stato italiano in par- 
ticolar modo non può' fare a meno di usufruire di 
questi strumenti che gli vengono dati offerti in 
maniera organica da tutte queste forme che non 
sono assolutamente conflittuali, cioè' e' questo il 
problema di fondo, e cioè' che questo tipo di re- 
alta' questa cosiddetta destra sociale che sta 
emergendo un po' ovunque e' funzionale al pro- 
getto statale, alla fin fine andando a vedere il 
dunque di tutte queste operazioni vediamo che 
sono perfettamente funzionali, non piu' come il 
famoso concetto degli anni 70 che per esempio il 
fascismo poteva essere considerato il braccio ar- 
mato dello stato perche' interveniva material- 
mente per esempio in questo discorso di scontro 
con i comunisti, con la sinistra, ecc. come in ma- 
niera molto facilona per molto tempo e' stata 
usata come categoria di interpretazione del fa- 
scismo come dato emergente degli anni '60 e 70. 

Secondo me adesso e' funzionale questo tipo di 
progetto che viene portato avanti da tutta una se- 
rie di forme con cui si rappresenta questo magma 
enorme identificabile in questa nuova destra so- 
ciale, perche' in effetti ci stanno dentro anche 
tutte queste operazioni di recupero culturale. 

La citazione che facema prima Primo era proprio 
secondo me sintamatica di questi gruppi perche' 
leggendo alcuni articoli di queste riviste si nota 
perfettamente come la valenza e il risultato spero 
risibile perche' tolti alcuni fenomeni marginali non 
si ha traccia di grosso fervore da parte di questi 
gruppi, ma la stessa rivista Orion e' sintomatica 
dove praticamente l'operazione e' quella del re- 



solo nazionale, quali saranno gli sviluppi del 
mercato non solo italiano ma anche quello degli 
altri paesi serve poi ad avere una visione piu' 
chiara anche dei processi sociali che sono colle- 
gati ad esso. Quindi non e' il futuro, e' il presente 
questOintegrazione provocherà' una vera e pro- 
pria rivoluzione economica all'interno dell'Italia, il 
consiglio dei ministri della comunità' europea af- 
finché tutte le direttive che la comunità' europea 
discute vengano approvate in tutti i paesi, questo 
significherà' chce prodotti che vertano fabbricati 
nei dodici paesi che fanno parte della comunità' 
europea avranno la liberta' di entrare liberamente 
nel mercato italinao, questo significherà' sicura- 
mente un aumento della competitivita' e a questo 
si può' collegare anche la paure delle piccole in- 
dustri italiane e una rivoluzione proprio 

dell'organizzazione di queste industrie, avver- 
ranno prodotti per esempio dall'Inghilterra che 
hanno caratteristiche completamente differenti, 
dall'etichettatura ma anche al modo stesso di 
produrre questi prodotti, e questo comporterà' per 
quanto riguarda l'economia italiana un ribalta- 
mento proprio dell'economia che e' stata portata 
avanti fino ad adesso. Noi siamo indietro 
trent'anni forse rispetto ad altri paesi come la 
Germania e l'Inghilterra, e quindi ci sara' uno 
sforzo un'accelerazione dell'industria e 
dell'economia italiana per coprire questo buco che 
e' piu' o meno di trent'anni rispetto ad altri paesi 
europei. 

lo vorrei approfondire questo punto proprio per- 
che' da qui a pochi anni ci sara' un vero capovol- 
gimento della situazione che indubbiamente 
provocherà' anche uno sconvolgimento anche del 
tessuto sociale a livello europeo non solo italiano, 
vorrei chiedere se c'e' già' una prospettiva in 
questo senso, perche' va bene parlare del re- 
cente, ma anche avere delle prospettive perche' 
tutto quello che sta avvenendo ora e' solo un 
campanello di allarme di quanto potrà' avvenire in 
futuro 


PRIMO MORONI 

Su quello che succede a livello cee bisogna fare 
due distinzioni uno sono le elite politiche, un'altro 
sono le spettocrazie tecnologiche, quello che e' 
certo e' che negli ultimi cinque anni le elite politi- 
che non sono riuscite a trovare un accordo con le 
spettocrazie tecnologiche, con espettocrazie 
tecnologiche intendo dire che c'e' stato un pro- 
cesso in cui la centralità' dell'impresa e la sua 
innovazione a livello europeo ha scavalcato di 
gran lunga le capacita' delle elite politiche di go- 
vernare gli stessi processi quindi e' in qualche 
modo delegittimato l'elite politiche la rivoluzione 
tecnologica. 


Dal discorso che viene fatto a livello di elite poli- 
tiche europee quindi e' quello che viene chiamato 
ecta European community tecnology assestament 
cioè' un tentativo di trovare una conciliazione per 
modificare governare gli effetti di ricaduta sociale 
dell'innovazione tecnologica. 

Quando dico effetti dico modifiche della composi- 
zione sociale, modifica dell'organizzazione eco- 
nomica, della sfera dei diritti, della rappresen- 
tanza dei lavoratori e dei soggetti o delle imprese. 
Tutto questo e' avvenuto in Europa negli ultimi 
dieci anni in un clima di totale deregulation e 
questo ...e' stato ormai raggiunto, allora ci sono 
due percorsi di lettura ufficiale Inella comunità' 
economica europea, il primo interamente politico i 
cui consulenti sono esattamente gli stessi storici 
intellettuali che hanno prodotto una corrente che 
domina l'europa che viene chiamato revisionismo 
storiografico, detto molto in sintesi una corrente 
storica che ha come compito teorico culturale po- 
litico storico di distruggere tutto ciò' che e' stata la 
lettura dei processi di sviluppo sociale, di ridu- 
zione di democrazia in occidente come dicevo 
all'inizio del decennio ad oggi. 

I nomi sono noti Foure per la Francia, not per la 
Germania sono i consulenti per dare una veste di 
democraticità' a questo tipo di seminari che sono 
chiusi e interni hanno invitato piu' volte anche 
habermas che sarebbe l'ala sinistra di questo 
percorso in realtà' con scarsi risultati per il presti- 
gio di Habermas e qualche volta anche Durren- 
dorf che sarebbe, questo dice il paradosso, il piu' 
liberal di tutti i consulenti, lui crede che non sia 
possibile distruggere quei due o tre fondamenti 
che sono il diritto di cittadinanza di rappresen- 
tanza anzi e' preoccupato allude.. ..del fatto che 
una parte sempre piu' rilevante di cittadini siano 
esclusi dal diritto di cittadinanza, diciamo il terzo 

escluso si diceva secondo tedesca. Erano 

contro di lui in realta' i nuovi diritti economici eu- 
ropei, i nuovi modelli che sono stati presentati a 
livello dell'europa delle nazioni, delle regioni, in 
sede di comunità' europea sono la lega alsiatica e 
l'impero romano di occidente, quindi un'unita' co- 
struita sulle religioni, transnazionale, unita' co- 
stuma sulla forza mercantile, quello su cui en- 
trambi concordano e' che va dilatato il mercato, 
non solo alla'intenro dello spazio economico eu- 
ropeo ma soprattutto attraverso la commercializ- 
zazione e la dinamicità' Iche può' essere Icreata 
attraverso enormi investimenti, come viene chia- 
mato un "piano Marshall 11 per i paesi dell'est, 
quindi un percorso estremamente complesso 
quando ho detto prima che e' in costruzione una 
regione economica sovranazionale che abbiamo 
chiamato pentagonale che pero' tradotto molto in 
sintesi per chi conosce la storia non e' che la ri- 



cupero di tutto cioè' il vero concetto e’ che si ar- 
riva quasi scherzando lo dicevamo commentando 
un articolo che abbiamo visto, si crea la famosa 
costruzione del cerchio che parte da un punto e 
riesce a mettere dentro praticamente tutto per poi 
ricongiungersi dall'altra parte, li' dentro ci sta tutto 
cioè 1 con quel tipo di operazione politica ci sta 
praticamente tutto. Il problema comincia ad es- 
sere un pochino piu' pressante nella valutazione e 
nell'analisi quando vediamo che a partire da al- 
cune basi teoriche di questi gruppi si arriva poi ad 
una operatività' materiale che in alcuni casi e' 
abbastanza preoccupante, soprattutto sul territo- 
rio romano giungono notizie piuttosto importanti 
per quanto riguarda la valutazione da dare a 
questo fenomeno che comincia ad occupare 
spazi politici preelettorali aH'universita' con as- 
semblee dentro le facolta' e quindi un carattere 
eversivo di provocazione piuttosto netta, pero' 
secondo me il vero problema e con questo vado a 
chiudere il vero problema e' che tutto questo tipo 
di tendenze fa presumere che ci sia una grossa 
attività' dal punto di vista politica per quanto ri- 
guarda l'identificazione anche di alcuni momenti 
di aggregazione di tutte queste forme che sta 
assumendo la nuova destra sociale, nella fatti- 
specie non credo che sia un mio pallino anche se 
vengo da una serie di dibattiti sull'argomento una 
riflessione adeguata dovrebbe richiederla anche il 
fenomeno della Falange Armata in Italia perche' a 
mio avviso sta perfettamente dentro questo tipo di 
discorso che stiamo facendo forse e' un gruppo 
forse e' solo un gruppo forse sono pochi forse 
provengono dalle file della disciolta gladio forse 
sono solo alcuni interessati a portare avanti 
esclusivamente operazioni di carattere militare io 
personalmente non liquiderei cosi' facilmente il 
discorso perche' a mio avviso rappresentano 
proprio incarnano da molti punti di vista molti degli 
aspetti sui quali stiamo riflettendo in questo mo- 
mento. A me personalmente la cosa che ha col- 
pito di piu' e' il tipo di ragionamento politico che 
dopo molto tempo e' venuto fuori con un comu- 
nicato della falange armata su cui tra l'altro e' 
stato esteso un velo pietoso, e io ne parla poi in- 
sistentemente anche per questo perche' da 
quanto carabinieri e polizia hanno intimato a tutti i 
giornalisti di italia obbedienti peraltro di non par- 
lare piu' della falange armata, addirittura neanche 
i fatti di cronaca vengono piu' riportati sui giornali. 
In realta' questa falange armata non ha fatto piu' 
attività' chiamiamola cosi' di carattere militare 
perche' probabilemte di questo i giornali avreb- 
bero parlato hanno pero' mandato in giro per 
l'Italia parecchi comunicati lettere di minacce e 
anche delle pubblicazioni di cui ovviamente non si 
ha traccia pero' ecco il problema come cercavo di 
dire io e' questo, cioè' che questo fenomeno e' 
uno dei tanti fenomeni che dimostrano un lavoro 
politico dietro le spalle. Cioè' questa falange ar- 


mata in realta' non e' un gruppo di puri e semplici 
militari che vanno all'attacco ogni tanto ma e' il 
risultato di un lavoro politico abbastanza facil- 
mente individuabile con una composizione tra- 
sversale che occupa degli spazi politici piuttosto 
interessanti perche' sicuramente passa attraverso 
le fila dei carabinieri, passa attraverso pero' an- 
che questa nuova destra del fronte nazionale di 
freda che ha ripreso la sua attività' sicuramente 
passa attraverso queste frange dei servizi segreti 
che abitualmente sono disponibili a questo tipo di 
operazioni, e poi secondo me ha dietro le spalle 
una identità' politica che va ben oltre alla stessa 
esperienza italiana, io non credo che il problema 
sia quello di paragonare per esempio la falange 
armata a quest'esperienza di cui tanto si parla 
della banda del vallone brabante vallone in Belgio 
ma in realtà' sicuramente ci sono degli addentel- 
lati precisi nel tipo di operazioni che sono state 
fatte ma anche nel tipo di progetto politico con al- 
tre esperienze europee ma soprattutto a mio av- 
viso si sente marcatamente la presenza politica 
del servizio segreto per antonomasia della Cia 
americana. 

Tutto questo fa riflettere credo un po' tutti sul fatto 
che bisogna dotarsi di un enorme bagaglio di in- 
formazioni di conoscenza perche' nei confronti di 
tutte queste operazioni nonché' di un apparato 
politico militare che ha un enorme potenzialità' 
bisognerebbe conoscere molto di piu' di quello 
che conosciamo. Quindi oltre comunque, qui lo 
faccio solo per accenni perche' secondo me ap- 
punto bisognerebbe riuscire a inquadrare molto 
meglio il problema ed eventualmente dedicarci 
piu’ spazio quindi a grandi linee insomma quello 
che mi interessa riprendere a conclusione di 
questo intervento e' proprio questo fatto cioè' che 
ci troviamo di fronte sicuramente a una fase poli- 
tica per cui l'interpretazione non solo della realta' 
che stiamo vivendo ma probabilmente delle ten- 
denze future passa attraverso le necessita' mate- 
riali che abbiamo di ricostruire una storia recente, 
dei percorsi politici recenti e su quelli riflettere 
cioè' secondo me tutto quello che sta avvenendo 
in questo periodo ha la peculiarieta' di non essere 
affidata al caso ma essere la conseguenza di una 
programmazione di lungo periodo che sta por- 
tandosi a maturazione. 


Domanda (...) 

...del '93 dell'integrazione che secondo me e’ un 
punto fondamentale, integrazione economica che 
e' in atto esiste un consiglio dei ministri dlele co- 
munità' europee che sta lavorando proprio per 
quest'integrazione europea perche' secondo me 
andrebbe approfondito questo punto, capire cosa 
succederà' nell'economia europea quindi, non 



costruzione dell'impero austrungarico sotto nuova 
veste, vuol dire che hanno valutato che ci fossero 
risorse lavorative economiche e industriali in 
quell'area già' cosi' avanzate da permettere la 
creazione di quest'area sovranazionale. Para- 
dossalmente per fare questo occorre in realta' 
favorire i localismi, che sono la forza economica 
trainanti, nel mentre in realta' il processo e' glo- 
bale, i localismi pero' dopo si autorappresentano 
come contraddizione politica nei confronti del si- 
stema tradizionale dei partiti, da qui la necessita' 
di riforme radicali istituzionali, non solo in Italia nel 
dibattito prima e seconda repubblica che e' una 
barzelletta in confronto di questo processo, ma in 
ognuna di questa nazione. L'immobilismo recente 
delia Cee sulla questione slovenia e croazia e' 
l'espressione sostanzialmente di questa impossi- 
bilita'. 

Per ciò' invece che riguarda l'elite tecnologiche in 
realta' si e' già' creata nel cuore dell'europa 
un’area di dominio pressoché' totale del marco 
che comprende l'Ungheria, l'Austria, la Cecoslo- 
vacchia e quant'altro e si estenderà' fino alla 
Slovenia e al Friuli Venezia giulia tendenzial- 
mente. 

Questo pone in realta' una situazione drammatica 
pressoché' esclusivamente non le regioni del sud 
del paese italia, che sono date per perse, nei 
nuovi progetti di intervento finanziario della co- 
munità' economica europea non e' prevista nes- 
sun afflusso finanziario ne' in Spagna, ne' in Por- 
togallo, ne' in Grecia, ne' nelle regioni sud 
dell'Italia, le regioni sud dell'Italia senza questi 
sono destinati comunque a diventare un'impresa 
criminale perche' non hanno alcuna alternativa 
che quella per il loro sviluppo, anzi e' questa la 
loro dinamicità'. E non parliamo del sud del 
mondo che diventerà' non terzo ma quarto quinto 
secondo una lettura molto organica di una ne- 
cessita' interna allo spazio economico europeo di 
una forza deregolata e senza diritti che si chiama 
genericamente immigrato extracomunitario. 

Quindi come hanno.. .dimostrato in un recente test 
hanno dimostrato Balibar e Voi.... Edizioni Asso- 
ciate, in realta' la tendenza a fare una chiusura 
nella concessione dei diritti nei confronti degli 
immigrati a livello europeo dodici direzioni diverse 
in un progress sempre piu' restrittivo che non mira 
tanto ad espellerli quanto a contenerli in una 
condizione di sottosalario funzionale al loro es- 
sere semplicemente forza lavoro multinazionale, 
sostanzialmente. 

Si pensi che in questo seminario con il Fourer e 
con il Nolte sostanzialmente un argomento di ri- 
forma e' stato come mai e' stato possibile la lotta 
degli operai maghrebini della Peugeot nel 1988, 
cioè' vale a dire che c'era stato un radicamento di 


formazioni del proletariato multinazionale in 
Francia che ha permesso la costituzione di un 
soggetto proletario multinazionale moderno in 
grado di sviluppare un conflitto ad elevati livelli 
dentro il sistema industrale avanzato moderno e 
questo e' un pericolo intollerabile in una fase in 
cui la ristrutturazione del passaggio per dirla sin- 
teticamente dal fordismo al toyotismo non e' an- 
cora avvenuta e ha grandi difficolta' a avvenire 
per una serie di questioni che non affronterò'. 

Il problema del tessuto non esiste quello che e' in 
grave difficolta' invece in realta' sono le zone vita 
dell'economia nazionale cioè' dei localismi mani- 
fatturieri legati direttamente e indirettamente al 
processo piu' complessivo industriale della fab- 
brica decentrata, dell'impresa a rete. 

In realta' la struttura pure efficientissima dei loca- 
lismi manifatturieri italiani, veneti, lombardi, pie- 
montesi, emiliani non e' assolutamente in grado di 
reggere il confronto con l'equivalente capacita' 
produttiva tedesca, svizzera, finlandese, belga, 
francese, l'Inghilterra e' un problema a se'. 

Quindi due sono i motivi che determinano questa 
risposta reazionaria della lega. 

1. nel momento in cui vengono reinseriti come 
elementi contribuenti dello stato, ridistribuzione 
del reddito 2. l'horror vacuis, la paura del futuro 
dell'integrazione europea. 

Pero' non esiste realmente, attualmente in Eu- 
ropa dell'elite politiche una possibilità' di incidere 
politicamente sul livello della tecnologia e dentro 
questo vuoto si forma, si consolida sostanzial- 
mente quella che e' chiamata una tendenza di 
destra di tipo generale che non e' rappresentata 
direttamente dalle parole di Delors, invece che di 
Kohl invece che di Mitterand, e' tutta l'istituzione 
universitaria, sociale e politica che crea l'humus, 
la tendenza in cui si può' riprodurre lo skin tede- 
sco o il leghista o simile. 

Intelligente la Germania ha regionalizzato i propri 
partiti, la CDU tedesca (la democrazia cristiana) 
ha regionalizzato, la democrazia cristiana in un 
progetto dell'85 voleva regionalizzare la propria 
organizzazione politica e invece l'elite romana ha 
impedito questo. Non me ne frega se la facevano 
o se non la facevano per o' questo e' stato il ra- 
gionamento. Martinazzoli il bresciano e' uno che 
invece difende tuttora la possibilità' di una regio- 
nalizzazione perche' la pensa una possibile ri- 
sposta a questo tipo di percorso. In realta' la na- 
zione che in linea tendenziale subisce piu' rischi, 
ma non perche' finisce in serie B a causa di 
un'eccessiva finanzializzazione delle attività' 
economiche, quando si dice finanzializzazione 
vuol dire che una parte delle risorse economiche 
prodotte attraverso la elaborazione di merci non e' 
stata rinvestita per creare capitale fisso e quindi 
allargamento della base produttiva ma in realta' e' 



stato reinvestito in processi finanziari monopoli- 
stici che hanno dilatato un capitale, hanno otte- 
nuto denaro per denaro senza allargare la base 
produttiva, questo e' un fenomeno specificata- 
mente italiano e che non e' invece ne' svizzero ne' 
tedesco ne' francese, la sua debolezza strutturale 
consiste in questo. 

Quindi non e' talmente una stupidaggine quando 
Forìani o Cossiga aldilà' del personaggio o altri 
ipotizzano una svolta autoritaria in questo paese 
che sia inconsuetamente istituzionale di un pro- 
cesso distruttivo degli spazi democratici che e' 
avvenuto nei corso di questi dieci anni, e 1 quasi 
una necessita' insita al modello sociale senza 
avere la forza organizzativa nemmeno delle 
strutture sindacali collaborative tedesche o olan- 
desi o belghe sostanzialmente e senza nemmeno 
avere capacita' di regolazione o di risorse econo- 
miche basterebbe leggere i bilanci della Germa- 
nia, debito estero, debito interno, in confronto a 
quello italiano c'e' un abisso esattamente capo- 
volto. 

E' chiaro che dentro il piu' vasto processo con- 
traddittorio di unita' europea in cui i liberi mercati 
compreso il patteggiamento con i Giapponesi 
determineranno un forte ridimensionamento e un 
attacco alle oligarchie economiche che si sono 
formate in Baviera invece che nel Baden Wut- 
temberg piuttosto che in Lombardia, la questione 
italiana diventa drammatica perche' in realta' non 
aveva la capacita' di riprodursi attraverso i finan- 
ziamenti dello stato che non ha piu' risorse per 
finanziare questo tipo di imprese. 

Allora quadro generale di destra, dentro questo 
quadro si inserisce una forza lavoro multinazio- 
nale che nessuno ha intenzione di espellere, ha 
intenzione di mantenere sottosalario perche' e' 
un'esigenza strutturale della dimensione del 
mercato del lavoro internazionale. 


Reinteviene compagno del Leo 

Credo che il compito che abbiamo posto questa 
sera era essenzialmente quello di riuscire a dare 
una lettura, cominciare a dare una lettura, tentare 
di mettere qualche tassello in una lettura di pro- 
cessi di carattere globale che investono anche noi 
come soggettività' politica, qui stiamo parlando 
all'interno di un centro sociale ma parliamo anche 
di una soggettività' piu' larga di compagni nella 
misura in cui siamo parte antagonista di questo 
processo e di questa ridefinizione dei sistema 
economico. 

Nel senso che Primo ha dato una serie di ele- 
menti che arricchiscono di parecchio l'analisi in 


qualche modo siamo riusciti autonomamente a 
svolgere ciascuno singolarmente e poi collettiva- 
mente. 

Abbiamo definito da tempo il fatto che il processo 
di unita' europea e' un processo contraddittorio, 
un processo che a larghe linee trae ninfa dalla 
necessita' di rispondere per un'intera area 
produttiva, continentale, se ancora ha un senso 
geografico, diciamo, porre questo tipo di demar- 
cazione alle pressioni che riceveva un sistema 
globale di produzione mondiale da altre aree 
economiche e punti del globo. 

La riflessione che abbiamo fatto sul Kuwait du- 
rante la guerra nella misura in cui si andavano a 
delineare gli schieramenti impegnati in 

quell'avventura e si andavano a identificare i poli 
del nuovo ordine mondiale. 

I poli del nuovo ordine mondiale nella coscienza 
che prima di essere un ordine politiche, il nuovo 
ordine mondiale e' un ordine economico e che 
quindi fosse necessario per la soggettività' anta- 
gonista cogliere per intero le movenze o almeno 
parzialmente le movenze che si instauravano sul 
piano continentale e sul piano mondiale. 

Primo mi sembra abbia centrato uno specifico dei 
problemi dell'unita' europea e di quel tipo di ana- 
lisi che in qualche modo andavamo ad abboz- 
zare. Processo contraddittorio per quello che ri- 
guarda le economie occidentali mature quale la 
Francia, l'Inghilterra, il Nord Italia quanto meno, la 
Germania chiaramente, processo contraddittorio 
per quello che riguarda l'integrazione delle eco- 
nomie ex socialiste dell'est europeo o definiamole 
come ci pare, statalizzate dell'est europeo, o par- 
zialmente statalizzate tra l'altro dell'est europeo. 
Processo di integrazione non significa processo 
che va a colmare gli squilibri e le disparita' di svi- 
luppo che 70 anni di regime socialista comunque 
hanno prodotto in termini di qualità' del benes- 
sere, di beni di consumo, ecc. e non entriamo qui 
nel discorso di che cosa e' un differenziale di svi- 
luppo come si va a definire perche' il terreno sui 
discorso delle garanzie sociali, dell'esistenza o 
meno di garanzie sociali differenti dalle nostre nei 
paesi dell'est europeo ed e' un discorso che non 
abbiamo il tempo di affrontare. 


è una coproduzione 

ECN MILANO \ COOP. EDITORIALE ZERO